Necropoli di Pantalica

Il sito dell’antica città di Pantalica,il cui nome di origine bizantina significa “luogo delle grotte”, dalle numerosissime tombe a grotticella artificiale di fattura sicano-micenea o
sicula,stimate complessivamente in 5.000 dall’archeologo Paolo Orsi mettendo insieme quelle reperibili in varie zone di pertinenza del medesimo sito,è stato identificato alla sommità di un’altura tabulare a punta di lancia spezzata che separa due corsi d’acqua. Il primo è l’Anapo,derivato dal greco anapos con significato privativo di pos per potamos “fiume”,quindi il “non fiume”,ovvero il fiume che si nasconde,dal fatto evidente che in parecchi tratti del suo percorso scompare in superficie per incanalarsi in condotte carsiche,all’interno delle quali può scorrere per molti chilometri
Pantalica
Il secondo è il Calcinara,dall’etimologia italiana derivata verosimilmente da un impianto per la lavorazione della calce non attestato che dal nome del torrente. Entrambi,scorrendo ai lati del cuneo roccioso in questione,alto tra 150 e 200 mt.,sulle loro cascatelle,rapide e piccoli laghi,dall’aria meravigliosamente fresca e rilassante, formano due canyon praticamente insuperabili. Sulla sommità di questo piano tabulare dal fronte quasi a punta sorse dapprima la prima città sicano-micenea di Pantalica,centro urbano di cui non conosciamo il nome,sorto intorno al XIII sec.a.C.,che successivamente si trasformò in una città abitata dai Siculi,dopo che questi l’ebbero conquistata con le armi
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Il nome Hybla è stato suggerito dall’archeologo fancese Francois Liotard sulla base della consuetudine dei re di popoli indoeuropei,ancora attestata nell’VIII sec. a.C., di darsi nome conforme quello della città dominante,potremmo dire capitale,dove risiedevano. Si è formulata questa ipotesi in quanto Tucidide riporta che versola fine di quel secolo un gruppo di colonizzatori megaresi guidati dall’ecista,cioè fondatore di città,Lamis,approdati presso la costa di Trotilon,l’attuale Brucoli,chiese al re della non lontana Pantalica,Hyblon,il permesso di crearvi una colonia. Dal nome del re ricaviamo quello della città,Hybla.
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Attualmente esiste in Sicilia una città che reca questo nome, Ragusa Ibla,la quale rappresenta il centro storico di Ragusa,che a quell’epoca fu una città sicula,mentre testimonianze topografiche riportano di un altro centro fortificato che si chiamò Hybla Gereatis,presso l’attuale Paternò. A Hybla sono altresì intitolati i rilievi tabulari del siracusano,i Monti Iblei. Hybla, se così si chiamò davvero,dovette essere o sembrare una città imprendibile,almeno secondo le tecniche militari di quell’epoca, che prevedevano l’attacco d’impeto, che nel nostro caso era reso impossibile dalla protezione naturale dei due canyon e da una trincea scavata nella strozzatura di congiunzione con l’altipiano retrostante,non più larga di 30 mt.,chiamata Sella di Filiporto.Si tratta di un fossato realizzato sezionando la roccia per 5 mt.
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di larghezza e 4mt di altezza,con superba nettezza di taglio,che ha fatto pensare a specialisti lapicidi greci,nel qual caso si dovrebbe ammettere che essa risalga all’ultimo
periodo di Pantalica,forse realizzata laddove vi era un fossato o una fortificazione precedente. Pantalica è conosciuta dagli archeologi come la più cospicua necropoli mediterranea a grotti celle artificiali,mentre dagli amanti delle escursioni e degli svaghi all’aria aperta lo è come uno dei luoghi naturali più affascinanti della Sicilia.Come si spiega tale contrasto tra un luogo di morte e uno di vita coincidenti nello stesso sito? La spiegazione è molto semplice. Molti popoli pregreci del ramo indoeuropeo non avevano una cognizione dell’aldilà come un vero oltremondo specularmente configurato come alternativo a quello dei viventi.

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Al contrario per loro era come se il defunto,inumato in una tomba a grotticella artificiale concepita proprio come una tranquilla casetta individuale,luogo di grande gradevolezza naturale non lontano dall’abitato,in zone di campagna normalmente attraversate per raggiungere gli appezzamenti coltivati, continuassero a vivere in una condizione di conforto, in compagnia,in uno stato di benessere,in abitazioni confortevoli dove erano presenti i loro ricordi dell’esistenza in vita. In un certo senso la scelta dei luoghi obbediva anche a un’istanza paesaggistica,oltre che a esigenze di difesa e di disponibilità d’acqua. A Pantalica di essa non v’è traccia sulla sommità abitata,ma doveva essere raccolta in basso e portata in città a carico vivo. Non sappiamo come ciò fosse attuato effettivamente, se con l’ausilio di animali oppure tramite lavoratori appositamente dedicati a ciò.
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Il carico d’acqua comunque rappresentava un’occasione per passare quotidianamente
dalle necropoli e deporre dei fiori o dei frutti presso il chiusino della tomba a forno,sì che la necropoli non dovesse essere percepita come tale,ma come il luogo più naturale del mondo da attraversare,dove sedersi a scambiare due parole con persone conosciute,a guardar scorrere i fiumi arrecatori di vita, mentre in basso,almeno d’estate,i ragazzi facevano ciò che han sempre fatto in ogni tempo:giocare con l’acqua, immergervisi, nuotare, tuffarsi laddove le rocce e il fondale lo permettevano,mentre gli adulti se ne stavano a prendere la frescura nel fondovalle,all’ombra di roverelle e platani orientali, magari facendo qualche gioco che non conosciamo,equivalente alle carte o alla dama, sperando che dalle colline circostanti non si mostrassero le punte delle lance dei futuri signori di Pantalica.